Fare startup dove non esistono
In Italia la creatività è spesso riconosciuta come espressione di capacità utilizzata da singoli o gruppi correlati a scelte di pochi, cioè chi ha i “contatti giusti” riesce ad operare e a distinguersi nei modelli di società conservativi, e ciò spesso impedisce innovazione.Al di là delle opportunità o meno, chi abita in grandi città è favorito anche dai riscontri immediati che si hanno quando un singolo sviluppa e crea qualcosa che non c'è, cioè si comprende meglio ogni azione che si esercita anche nella promozione del nuovo.Nella cosiddetta provincia italiana, nel caso personale a Piombino (LI), è già complicato capire cosa vuol dire fare startup, come se fosse quasi impossibile anche cambiare una virgola a una società inchiodata e stantia, senza novità all'orizzonte e volta ad un inesorabile declino e all'oblio. Dovrebbe essere anche il niente a smuovere creatività ma ciò è ritenuto cose per pochi, e quindi chi ha idee positive non viene ammesso nemmeno nei contesti strettamente legati all'economia.
Qui non vince chi arriva prima, fare startup non è fare competizione e basta, e farla in provincia dove non ci sono esempi è simbolicamente attrattivo e subliminale, una grande aspirazione logica per chi vuole innovare, e non in secondo piano, anche avere buoni riscontri economici può far assumere aspetti positivi visto da un territorio in declino industriale dove l'economia generale è scemata, con annessa struttura sociale scombinata.Qualsiasi attività associativa o imprenditoriale necessita di supporti economici di partenza e senza queste condizioni rilegate in questo caso alla scarsità di flussi, dovrebbe limitare ogni tipo di azione.
Ma ciò non è condizionante se si fa startup, non è un problema di contanti se hai un idea innovativa utile allo sviluppo della società, ma ritrovandocisi come “apripista” (e un po' apprendista) gli sforzi per ottenere riscontri positivi nell'esposizione che si fa del nuovo, in un contesto sociale non informato sull'argomento di genere, deve innescare capacità per sviluppare ogni processo dentro un progetto in maniera più precisa, chiara, scegliere una comunicazione adeguata, accollarsi i dubbi prestabiliti ed eventuali, quando e come fare ricerche di dati, di info, ma soprattutto come ci si orienta per ricercare un cofounder o socio/i.Una startup svilupparla da soli è impossibile, in futuro è probabile, perciò si potrebbe perdere più tempo nel trovare un cofounder che progettare, perchè spesso il creativo è un esordiente; se poi non si risiede in grandi città ogni azione di comunicazione nell'esposizione della creatività va progettata nei particolari e i messaggi per la promozione diventano vitali all'approccio consapevole di altri proprio per le peculiarità oggettive. Le startup si fanno proprio perché manca qualcosa, figuriamoci dove non c'è niente di innovativo.
E' questo il motivo qualificante, il valore aggiunto, l'impossibilità di misurare prima, l'inaccessibilità alle informazioni necessarie per capire questioni di organizzazione, comprendere la burocrazia del caso, districarsi in un labirinto di muri anche sociali, e non meno organizzare e ricercare il team necessario e individuare profili professionali utili.E' proprio di chi parte da solo fare startup in contesti non inclini all'innovazione, è quì che si possono ottenere buoni risultati e progettare cose utili, ed essere distanti dal macinio delle grandi città può incidere sulle perdite di tempo ma fa essere più rilassati e concentrati sull'obbiettivo e quindi progettare sia per il bene comune sia per soddisfazioni individuali.
Per una startup avere gli spazi di lavoro ad esempio con finestra sul Mar Tirreno e non su una strada trafficata fa la differenza, e se poi il progetto è consistente e inclusivo, si ottiene di sicuro un buon prodotto da utilizzare nel tempo così da promuovere anche altre iniziative e quindi sviluppare conoscenze e professionalità necessarie adesso e nel futuro, visto che i lavori creativi soppianteranno alcuni mestieri e professioni in via di estinzione, ma questo è un approfondimento per altri momenti.Quando si mette per iscritto l'idea e il progetto di una startup si deve subito pensare a alcuni fattori successivi: chi può essere interessato, più o meno informato, più o meno dentro all'argomento o ai contenuti, attratto più o meno dall'utilità o dall’economia, non è in grado di qualificare e quantificare a 360°, specialmente se viene riempito di informazioni, dati, modelli, architetture della attività, ed altro, che a volte distraggono.
Altra questione, anche per essere riconosciuta startup, non farsi contrastare sull'utilità o meno sotto nessun aspetto, senza andare nei particolari a volte anche noiosi, perché il progetto non preclude ma esplicita che da un obbiettivo si diramano altri percorsi così da ampliare la platea di stakeholder e di utenti. Perciò il creativo deve aver chiaro che sicuramente dopo l'avvio si svilupperanno altre startup simili, magari dall'interno stesso o forse concorrenti ma non competitive perché lo sviluppo e la ricerca sono il motore dell'innovazione e della creatività, perciò fa da attrazione sotto vari aspetti quindi aiuta e supporta altri.
La struttura è anche infrastruttura che si può combinare quando necessario con altre, così la startup diventa realtà; al contrario l'attività chiude dopo pochi mesi, fagocitata da altri o per mancanza di creatività.E' certo che bisogna considerare gli eventuali imprevisti che spesso impediscono la partenza, ma ciò è insito nella fattibilità del progetto avendolo modellato in una forma ben definita ma non rigida, tale da non finire pessimamente in un cassetto, e con la ricerca relativa aver già ampliato altre opzioni e altri orizzonti visto che un progetto innovativo può diventare startup.
