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La legge sulla Musica non c'è (27 febbraio 2020)

Ripubblichiamo volentieri il primo progetto redatto da Startappre e proposto sin dalla nascita nel web(fine novembre 19), forse qualcosa si sta muovendo, ottimo.

Questa è la realtà, ad oggi non esiste una legge nazionale che tratta il settore musicale, artistico, e di conseguenza i suoi stakeholder, sia lavoratori sia aziende correlate, cioè chiunque partecipa come artista o professionista è inquadrato nel nulla; nessuna tutela, né incentivi, formazione per le professioni richieste quasi zero o inefficiente, accesso all'espressione musicale faticoso, costi di chi ne usufruisce spesso elevati, tasse esose, iva incompatibile, ed altro.

Inoltre manca informazione all'interno stesso del settore e di conseguenza vi è poca conoscenza dello stato delle cose e spesso in tanti credono che se è così va bene, e ciò complica solo a parlarne.

Effettivamente negli ultimi 30 anni il settore musicale è stato devastato, pian piano, favorito anche dal declino culturale delle amministrazioni comunali, salvo pochi casi, che hanno fatto di tutto per oscurare la partecipazione attiva di chi fa arte o musica in genere negando soprattutto spazi ususfruibili e creativi, o magari delegando spesso l'organizzazione di eventi o spazi ad altri non qualificati facendo gestire i pochi fondi disponibili non appropriatamente, esempio abbassare i costi anche per chi da servizi e quindi per i lavoratori.

Comunque il problema è complesso ma non complicato, visto che senza musicisti non c'è suono e senza tecnici non funziona, senza servizi puoi fare poche cose e male, e fra tutti gli operatori/lavoratori non c'è uno straccio di dibattito perché ognuno prova a cavarsela da se spesso senza successo. In pratica in pochi mangiano,una parte galleggia, il grosso va e viene, e con una falsa digitalizzazione non si va da nessuna parte.

Perchè lo stato italiano ha bisogno di una vera e innovativa legge sulla Musica?

In Europa siamo fra i sottosviluppati, ci manca proprio, in confronto con Francia, Inghilterra, Germania, siamo quasi a zero e non si vede niente di nuovo, non è stabilita l'importanza che ha il settore musicale sia dal punto di vista artistico sia da quello lavorativo e solo per questo dovrebbe esserci un confronto fra stakeholders tale da proporre cambiamenti almeno di prospettiva, ma in più si considera che altri settori potrebbero sviluppare economie correlate e perciò ampliare i benefici sia immateriali sia materiali. Ma al di là dei discorsi ogni democrazia richiede la libertà di espressione anche sottoforma di arte e di creatività, perciò la musica è importante nella nostra civiltà, si esercita un diritto con un bene pubblico perciò chi cerca di boicottarlo si comporta da reazionario e da incivile.

Sembra che oltre a carenze di fondi e strutture non ci siano dibattiti e proposte a tema attualmente.

Purtroppo è vero. In Italia sembra che il settore è stagionale, stretto alla buona temperatura solo nei mesi di primavera/estate e rilegato alla carenza di spazi indoor ma anche alle scelte di spazi esterni spesso inidonei e solo in zone centrali di paesi e città, e ciò rilega tutto ad una economia di pochi privati che di solito partecipano ma non suppliscono agli investimenti necessari. Poi ci sono le Amministrazioni Pubbliche che delegando ad altri e finanziando poco non visionano la poca quantità e qualità degli eventi e in aggiunta non progettano spazi adeguati da concedere a chi fa attività musicale tutto l'anno e nemmeno incentivano privati e associazioni a organizzarsi anche seguendo le normative sull'uso degli spazi pubblici, spesso faragginose. Sul tema del dibattito e delle proposte è da posare la prima pietra, per andare oltre quei pochi passi sin qui avanzati.

Perché è così grave la situazione?

In questo c'è il buio e bisogna intendersi. Qualcuno ha provato nel tempo a sviluppare un confronto però solamente a livello lobbistico, per i propri interessi o per poca capacità di connessione con la società intera, pensando di trovarsi in una catena di montaggio dove l'essere umano non conta niente. Anche perché la stragrande maggioranza di chi partecipa attivamente deve districarsi, sfruttare quel poco, portare a casa qualcosa per continuare, non trovando né il tempo per dedicarsi ad un confronto né la voglia di esprimersi liberamente, nonostante che si tratti di creatività, socialità ed economia. In sintesi come si fa in un contesto creativo per eccellenza e spesso digitale ma poco o male digitalizzato a non esprimersi sulle mancanze legislative? Ci vorrebbe un analista sociale per iniziare e purtroppo non c'è da perdere tempo, la situazione da precaria e diventata strutturale e negativa.

Ma tutto ciò è solo critica, e non poco sterile, si possono trovare soluzioni veloci realizzabili?

In buona parte sicuramente, sono tutte quelle azioni che si sviluppano in ciascun territorio che dedica alla cultura e all'innovazione attenzione spasmodica, tale da sviluppare protocolli accessibili e immediati a beneficio di tutta la popolazione per una migliore qualità di vita e sviluppo sociale, e contribuire di riflesso ad una economia del settore culturale più equilibrata.

Sul piano nazionale è più complesso, ma al contrario più facile trattandosi di trascrivere e smussare progetti legislativi provenienti da un vero dibattito anche di pochi mesi sviluppato da stakeholders e tecnici di altre materie, oltre ovviamente del settore culturale, come esperti del lavoro, dell'istruzione e formazione, della sanità, del turismo, ed altri, affinché subito si tappino alcune falle ma si metta per iscritto che non è una conserva, la Musica è cultura! Solamente stamparlo, magari in un modo chiaro anche nella nostra Costituzione con una frase ben definita e sapiente, sarebbe l'innovazione con più impatto sociale su scala nazionale, diventeremo il paese a più alto tasso di occupati creativi e probabilmente influirebbe anche sul piano ambientale nel contesto europeo, ma intanto ci accontentiamo di scrivere una giusta bozza di una legge adeguata. Inoltre, sul lato economico si innescherebbe un equilibrio sul fronte tasse varie, esautorando schemi e modelli antiquati non più contestualizzabili, proprio per dinamiche più trasparenti ed efficaci.

Perché STARTAPPRE si vuole impicciare della legge sulla Musica?

Si vuole dare il meritato contributo e lanciare ufficialmente e definitivamente una delle più importanti innovazioni legislative nei nostri spazi di comunicazione, senza mezze misure e lobbismi, con trasparenza e lealtà di intenti. Si vuol favorire approcci e proposte sulla carta, e utilizzare i tempi di discussione rapidamente, anche con la formulazione di protocolli, sondaggi, impacchettamento proposte, ridefinizione delle professionalità, anche per quantificare e qualificare chi fa parte del settore musicale e artistico in genere, pensando anche a chi ne farà parte. Perciò vogliamo pubblicare un bel po' di testi che ci giungeranno per sviluppare da subito un dialogo franco e sereno, e favorire una sintesi della matassa sbrogliata, tanto per cominciare.

Un altro strumento necessario vuole essere il nostro canale Telegram, sul quale è attivo un gruppo di costruzione e di creatività specifico e in tempi brevi saranno calendarizzati ogni promozione, eventi, festival, convegni ed altro che si svilupperanno sul tutto il territorio nazionale. Infine un appello a musicisti e artisti vari, vi pubblicheremo anche musiche con testi inerenti, immagini di dipinti, disegni, murales, foto, video,ed altro, con i quali confezioneremo gli spazi, buon divertimento a tutti.