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Il settore dello Spettacolo e la Formazione inesistente

di Maurizio Spiga, fondatore di Startappre,

per PREOUT – magazine (in allestimento), novembre 2020


Non è facile valutare l'impatto negativo dell'inesistenza di pianificazione in ambito formativo nel settore culturale e in particolare in quello cosiddetto dello spettacolo antecedente allo scoppio della pandemia, più semplice è constatare la totale mancanza di progetti e proposte dirette alla Formazione, in questi mesi di fermo, che riguardano le svariate professioni necessarie sia in una prossima ripartenza sia in un più ampio orizzonte temporale.


E' fuori dubbio che prima dello scoppio della pandemia alla stragrande maggioranza dei diretti interessati al settore dello spettacolo, musicale, artistico in genere, la parola formazione non sia piaciuta o non sia stata presa in considerazione perchè inutile o perdita di tempo, a tal punto che chi osava solo pronunciarla era considerato un ignorante o un presupponente così che a parte pochi esempi in campo teatrale, musicale e artistico non vi era sentore e stimoli per le conoscenze nel campo tecnico e servizi correlati da parte delle aziende interessate e spesso dai lavoratori stessi.

In pratica un settore chiuso mentalmente e professionalmente che ha favorito solo pochi o i più fortunati senza uno straccio di apertura alla società civile inconsapevolmente indotta a osservarlo come fosse solo un settore per attività o mirabolie create da pochi eletti e da chi ha grosse quantità di denaro o che fosse adatto a progetti inutili e irrelevanti considerando poi i lavoratori e i professionisti limitati o delimitati.

Poi arriva la pandemia è tutti a dire che siamo sconquassati con la paura anche di perdere tutto ma invece di fare un minimo di autocritica o di apportare, oltre che supportare chi è in difficoltà, si incolpa di tutti i mali qualcun altro senza minimamente affrontare i problemi a monte e la Formazione è quello primario da risolvere, l'assente storico di un settore strategico e variegato quale la Cultura è nel nostro Paese, ma con la carenza di inclusione che ha favorito nel tempo sia un graduale spopolamento dalle pratiche professionali richieste sia la chiusura alle conoscenze verso un maggior numero di cittadini alla ricerca anche di mestieri creativi e di specializzazioni tecniche.

Purtroppo nessuno stà osando affrontare o proporre un cambio di prospettiva fra domanda e offerta con nuovi sistemi e pianificazioni per garantire una giusta Formazione perciò nel frattempo c'è da chiedersi perché non lanciare una mega operazione formativa su larga scala che coinvolga le aziende in primis e i professionisti lavoratori e non, in pratica uno scatto di verità e razionalità per recuperare il tempo e le energie perse o abbandonate al fine di prospettare, quando possibile, una sana rinascita di tutto il settore Cultura così da definire anche cosa si intenda fare con le professioni e le professionalità e per smetterla con la storia dell'arte di arrangiarsi e di scannarsi con chi se la tira di più o meno.

Perciò prima di spegnere la luce, sempre che ne abbiate voglia fra gli addetti ma soprattutto fra le aziende, la Formazione in questi mesi di inattività lavorativa potrebbe essere utile un po' a tutti e con piccoli o grandi progetti soprattutto locali si sosterrebbe in parte il settore vista sia la disponibilità di risorse umane e creative che da sempre nutrono il vasto mondo dell'Arte e dello Spettacolo sia la facilità di accesso a finanziamenti e sovvenzioni di supporto alla crescita educativa e formativa.

E' una reale opportunità per molti, ma lo sarà di più per le nuove e future generazioni di artisti, professionisti, aziende ed altri e a maggior ragione per tutto il Paese, città e borghi.


#WlaFormazione #WlaCreatività.