La città contro la creatività e la creatività per la città

di Maurizio Spiga, fondatore di Startappre, creatore del progetto ChE-P (a breve il lancio ufficiale!), giugno 2021


Esiste una parola che elimina un probabile cortocircuito all'interno di un racconto sulla creatività, malamente usata un tanto al chilo, da ricordare quando si progetta qualcosa di innovativo, è “dignità”:“condizione di nobiltà morale in cui l'uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch'egli deve a se stesso” (fonte Treccani,ndr)


Una città contraria alla creatività è un luogo in via di estinzione, non ha chance di sopravvivenza nel tempo mancando di resilienza, facilmente abbandonabile al suo destino di decadenza sociale, culturale, economica, attaccata al minimo esistenziale che trascina gli stessi cittadini ad accontentarsi solo di cose materiali non adeguate e poco consone al terzo decennio del terzo millennio ed alle giovani generazioni ma non solo.

Poi esiste la creatività, spesso boicottata, che può diventare una fonte anche per nuove attività imprenditoriali contribuendo ad una resilienza più marcata e più attaccata ad una sana vita sociale della propria città, ma se tutto ciò non viene favorita da chi amministra la cosa pubblica o da privati si ha la sensazione che i cittadini siano assuefatti da standard quotidiani mediocri e consolatori o da ignoranza di chi dovrebbe indirizzare prospettive adeguate nei limiti delle proprie competenze così da non favorire il fuggire dal proprio luogo di vita alla ricerca di ben più congrue opportunità.

Tuttavia ha un po' stufato ricordare solo le negatività perciò sarebbe meglio optare per la creatività con una valanga di progetti innovativi alla ricerca di una condivisione d'intenti e continuare a dare un impulso reale ognuno con i propri mezzi, poi se a qualcun non piace o si sentisse in difficoltà perché è indifferente o disilluso non sarà redarguito o emarginato anzi, verrà preso per la mano come si fa con i bambini e aiutato a comprendere cosa significa essere creativi in una città che facilita anche i lavori creativi potendo così illustrare ogni opportunità sia culturale sia economica senza atteggiamenti prevaricatori o di supponenza specialmente quando ci rivolgiamo alle giovani generazioni spesso emarginate o non interpellate sulle proprie esigenze e condizioni di vita spesso dentro contesti urbani degradati e senza anima.

E' proprio in questi casi che ci si può appellare usando la parola dignità, perché la si può lanciare non solo come fosse il grido finale di aiuto ma in un contesto poco creativo deve essere tutelata affinché non venga preclusa o stracciata, in pratica la si mette a riparo dentro il progetto creativo senza doverla sbandierare perché gli obbiettivi sono altri, sia che fossero materiali o immateriali, sennò di creativo ne può rimanere nulla e tutta la fatica espressa la si butta nel proprio sottoscala delle cose accantonate.

La creatività per la dignità, non è una richiesta!