Lo stufio - di LaMDS, 26/10/21
Questo appunto Startappre lo rilancia volentieri, se le parole hanno un senso occorre attenzione se si gioca con gli slogan, comprendiamo lo stufio ma anche lo schifio, è il dopolavorismo la trappola.
LaMDS ogni tanto si stufa, è contro gli slogan arrostiti se sono bruciati!
Gli slogan spesso riducono la facoltà di comprendere la realtà con facili mistificazioni o presunte emozioni che spargono incertezze potendo diventare messaggi inconcludenti, perciò partecipare ad un dibattito sereno e meno suggestionabile farebbe bene alla ricerca di soluzioni.
Lo slogan “iolavoroconlamusica” sembra parecchio ambiguo e poco producente.
Pare così che la musica sia un attrezzo per svolgere un attività come altre, un brutto segnale autoreferenziale già intrapreso da tempo da alcuni nel settore musicale e artistico in Italia tale da sembrare sinonimo di mancanza di creatività in un mondo tutt'altro che catena di montaggio o fabbrica ed abbastanza fuorviante se si pensa solamente agli ultimi anni nei quali il fenomeno dell'esclusione e dell'emarginazione di una massa enorme di artisti e musicisti come sia stato oscurato e risucchiato nell'anonimato perciò non considerato da circuiti più o meno omologati.
Sembra che nell'arte se non hai soldi non produci niente, non si pone in evidenza che chiunque può essere un creativo senza scivolare in automatico nelle forme novecentesche più retrograde dove il fattore lavoro/vita è rimasto incagliato a schemi e liturgie che nulla hanno a che fare con l'essere creativi sia nel lavoro sia nell'arte.
Che poi a lanciare tali slogan di solito sono persone con posizioni già acquisite (molti in buonafede) è cosa nota, non prendiamoci in giro, come spesso accade si usa anteporre i soldi per non veicolare nuovi paradigmi in soccorso ad una facile fruizione dell'arte e a disciplinare e ammodernare leggi o norme che consentano a chiunque di esercitare in libertà qualsiasi arte espressiva.
Che dire poi di tutti quei professionisti e maestranze varie o artisti che ad un certo punto della loro vita hanno dovuto abbandonare il settore musicale per altre attività o alla ricerca di altri stimoli, magari accompagnati da entrate economiche più vantaggiose e da una migliore qualità di vita basata da rapporti umani più edificanti.
Il creativo non si nasconde e fa immaginare altro, come i musicisti che eseguono proprie idee o un tecnico del suono che correda i suoni di piaceri uditivi, ciascuno con il suo know how e i suoi sentimenti, perciò è scorretto classificare l'arte in una sola tabella chiamata lavoro, è un approccio sleale e sottrae alla divulgazione e alla conoscenza di ogni forma di creatività il fattore umano, facendo intendere di appartenere ad un mondo chiuso con annesso timbro di cartellino entrata/uscita e poi chissenefrega, altro è un reale rapporto fra arte e lavoro creativo con annessa disciplina o comunione d'intenti per un bene pubblico e per una giustizia sociale.
Il lockdown ha messo a nudo parecchie insofferenze sociali questo è ovvio, come è normale che adesso si dibatta anche vivacemente, ma ridurre tutto in un debole slogan è impraticabile specialmente se si mette avanti la parola lavoro e non creatività, perciò #iocreoconlamusica non il “lavoro” con la “musica”.
