L'intervista al designer di ChE-P
Una tranquilla chiaccherata sulla montagna piombinese detta Monte Massoncello dall'alto dei suoi 286m(!) giusto per tener la città e le zone periferiche sotto controllo.
D: perché proprio qui siamo venuti?
R: sin che dura questa macchia mediterranea è l'unico polmone verde della città e da qui si ha il panorama sul Mar Tirreno che anch'esso necessita di essere salvaguardato, non abbiamo ancora uno spazio di costa tutelato che si possa rigenerare, se pronunci Area Marina Protetta ti mettono sulla brusta in mezzo alle solite salsicce.
D.: andiamo al punto, anche se lei, anzi se posso ti do del tu, parli di linee e non di puntini, perché si è concentrato sul suo progetto di ChE-P senza che nessun altro/a ti sia venuto dietro?
R: i punti oramai sono palesi ma è sempre meglio rimarcarli, ora è il momento di tracciare queste molteplici linee visto che la direzione appare chiara anche se sono un po storte per i notevoli ostacoli incontrati e da incontrare, se hai ben chiari gli obbiettivi devi metterci ancora più empatia e ragionevolezza visto che ciò di cui mi faccio promotore è sconosciuto pressochè a tutti i miei concittadini, qui c'è da lottare anche per le parole figuriamoci per i contenuti.
D: come mai hai fatto un annuncio per la ricerca della sede, sembra che con tutti gli spazi e locali vuoti che ci sono in città non te ne piaccia nessuno o che altro?
R: ecco qui il dunque, mettiamola così, da decenni è in atto una sceneggiata portata avanti da amministratori pubblici e privati che consiste sia nel lasciare nel degrado immobili anche pubblici per poi svenderli o fino ad aver prima sperperato risorse anche economiche dalle casse pubbliche con la scusa di progetti spesso nemmeno validabili, obsoleti, inconcludenti, o per la richiesta di affitti esagerati rispetto alla qualità degli stessi spazi in dimensioni e in posizione, a ChE-P occorre abbastanza metratura per le molteplici attività che dovrebbero dare un sano e duraturo ritorno sociale ed economico per sostenere non solo le spese anche quotidiane ma soprattutto per le benvenute assunzioni da effettuare a sostegno della qualità e della quantità delle strutture previste, in pratica da solo o in due o tre funzionerebbe forse a metà.
D: se ho capito bene stai dicendo che prevedi un'offerta di svariati posti di lavoro e non è di gradimento il tuo progetto nonostante c'è grossa crisi a Piombino?
R: eppure di continuo spiego che non sono ne rimbambito ne “stronca milioni” (detto locale, ndr) e che potrei contribuire in piccolo a diversificare o meglio dire a creare quello che non c'è e che già esiste in altre parti non solo d'Italia ma del Mondo non è nelle corde del contesto sociale di Piombino e Val di Cornia, qui le startup non nascono e non esistono altri modelli imprenditoriali innovativi cui i cittadini possano far riferimento o paragone, anzi qualsiasi attività attuale che ancora è in vita è a rischio fallimento come già altre hanno subito, poi qui emigrare è da sempre usanza soprattutto dei più giovani per lo più laureati, pensi che questi in città ce ne siano solo un 10% di attivi fra i 25 e i 64 anni, un disastro sociale annunciato e continuato, aggiungo che la Formazione è uno dei cardini di ogni Creative hub.
D: andiamo sul leggero e con risposte secche se possibile, la musica è una tua passione perciò dimmi, che strumento suoni?
R: da qualche anno il basso elettrico, iniziai con il sax ma ho preferito provarne il più possibile, vado matto per il pianoforte e il vibrafono e non so leggere gli spartiti, da autodidatta integralista con la voce sbrocco totalmente, una goduria!
D: invece come tecnico del suono cosa c'è di buono nel tuo curriculum?
R: la lista in quantità e in qualità degli artisti sarebbe molto lunga verso i quali ho apportato un contributo ma sarei potuto anche entrare nel circuito di Vasco come attacca cavi o microfonista ma non mi interessava, ho spaziato in tutti i generi musicali, dal punk rock alle orchestre, dal jazz alle ribotte di 12 o 15 band continue, band raggae, poi per esser sincero dei tre tour con Papa Giovanni il polacco ne ho un buon ricordo, “fratéliiii” e giù con il reverbero!
D: so che hai fatto esperienze di organizzazione per eventi e festival, tutto bene?
R: il mio lavoro (ora ex, ndr) ha permesso di constatare quali tipo di competenze e come si è idoneo/a ad organizzare per esempio un concerto o altri eventi, ho voluto provare di persona molti anni fa poi essendo affascinato dal profilo sempre più competente che di solito è richiesto ogni tanto ci ho insistito sempre però con i miei risparmi messi a disposizione per il solo gusto e piacere di dare qualcosa in più alla mia città e al territorio.
D: e ora rinchiuso in casa ad ideare e a scrivere progetti dopo aver cessato con il lavoro di tecnico, ma non ti sei stufato dell'incomprensione che molti tuoi concittadini versano nei tuoi confronti a tal punto che, scusa per il termine, non ti filano nemmen pagati?
R: assolutamente no! La libertà di espressione per me è più che sacra, anzi a volte ne vado così fiero di non essere preso in considerazione che è di fatto parte della mia cassetta degli attrezzi, non è un problema avere pochi amici o supporter e aspettare di ricevere aiuto più del consentito, se me la cavo con il fin troppo poco che posseggo di materiale abbondo di fiducia e di empatia per chi pratica tutti i giorni valori di onestà, inclusività, uguaglianza, rispetto per tutto il mondo e per il proprio territorio, credo che non mi manchi nulla compreso avere una decente salute soprattutto mentale ma si può sempre fare solo meglio se ami tutti gli essere viventi, ci vuole solo pazienza!
D: visto che si è fatto tardi e meno male che con il telefono si vedrà dove mettere i piedi per uscire da questa macchia perciò a proposito, di cosa hai pura?
R: di non riuscire più a ridere con buon sarcasmo (pausa non riflessiva, ndr), con i miei 60 anni appena compiuti se mi omologassi alla mediocrità che vedo spesso in giro potrei diventare fin troppo boomer, ma sia mai (toccata delle parti basse anche se dice che non è superstizioso, ndr), questo sarebbe la mia rovina e non sarei più Maurizio Spiga!
