r


Gli spazi di coworking

Spesso esiste la tendenza a dare per scontato l'uso di termini anglo-americani e conoscerne la traduzione, e cercando di stare con i piedi in terra istintivamente proviamo a chiarire alcuni aspetti in una lingua italiana forse non precisissima ma intuitiva, spontanea, non didascalica.


Con il termine “coworking”-uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente mantendo un'attività indipendente - è il raduno sociale di un gruppo di persone interessate alla sinergia che può avvenire dalla libera partecipazione in modo spontaneo- e STARTAPPRE attualmente adotta questo modello nell'organizzazione di una redazione propria, ci siamo chiesti come mai gli enti locali non partecipano attivamente alla promozione e al finanziamento con pochi spiccioli nell'attivare spazi idonei ad attività creative dalle quali ovviamente fuoriescono economie relative e non, facilitando formazione e lavoro con finalità utili anche per il sociale. Ma che domanda difficile!!
Una risposta c'è già, più o meno è sempre stato così, a tal punto che in alcuni casi i cittadini stessi si sono autorganizzati anche occupando edifici abbandonati, aree ex industriali, terreni, ed altro, per sviluppare arte, musica, teatro, e così via, e per gli spazi stessi nel pieno utilizzo connesso alla comunità residente. Attualmente però c'è anche un problema, con il passare degli anni edifici di proprietà pubblica dismessi vengono anche svenduti (aste) oppure fatti marcire, così che qualsiasi dibattito sulla necessità di attivare un qualsiasi spazio non utilizzato e metterlo a disposizione non attecchisce, anzi spesso è scansato. E dopo aver espresso opinione anche in modalità banale, possiamo usare un linguaggio comprensibile alle nuove generazioni e a chi è nato nel nuovo millennio per raccontare che società retrograda e conservativa che l'attende, o invece favorire e stimolare la creatività e spazi adatti ad una società in evoluzione e inclusiva. 
Con ciò non si preclude, non si scinde supportare uno spazio di coworking da usare come base per un'attività professionale e per riferimento della comunità limitrofa attraverso piccoli investimenti dalla necessità di mettere a disposizione altri spazi per esercitare ed esprimere creatività come nella musica e nelle arti varie non solo in luoghi idonei ma sperimentare esternamente nell'urbano e non, dalla streetart ed altro per esempio, a progetti integrati per una smart-city. Il coworking non è solo qualche postazione con computer adeguati, è un raduno sociale (da Wikipedia), può essere anche formazione, ricerca, progettazione, sperimentazione, partecipazione, ed altro, è la condivisione di spazi, tecnologia, idee, creatività, anche per un'economia distribuita.

Ma tutto ciò spesso è negato o non esiste, gli enti pubblici arrancano o ignorano, i privati investono poco e male, sparuti e sparsi individui o gruppi di cittadini si autorganizzano con difficoltà, ecco cosa accade soprattutto in provincia, forse basterebbe un briciolo di autocritica.